Il Genuine Progress Indicator di Roma Città Metropolitana

Il Genuine Progress Indicator (GPI) è un indice di benessere che si propone come un utile complemento al PIL, ed è basato sulla valutazione dei fattori economici, ambientali e sociali che determinano la qualità della vita di una collettività, attraverso metodi di valutazione di beni e servizi non di mercato. Il GPI è un’evoluzione dell’Index of Sustainable Economic Welfare (ISEW) ideato da H.E. Daly e J.B. Cobb (1989).Foto Roma

Le novità dello studio

La nostra ricerca presenta alcune novità. In primo luogo, è stato scelto un livello amministrativo subnazionale e metropolitano, esempio infrequente nella letteratura internazionale: la provincia di Roma, ovvero Roma Città Metropolitana. Oltre a ciò abbiamo introdotto la valutazione di alcune componenti del benessere prima mai considerate nelle esperienze di calcolo dell’ISEW realizzate in Italia. Si tratta della valorizzazione economica del costo della sottoccupazione, del costo delle attività illegali, del lavoro volontario e del tempo libero dedicato allo sport e alle attività sociali, culturali e all’aria aperta.

Risultati e osservazioni
I risultati si sono rivelati piuttosto interessanti, e ci hanno permesso di mettere in evidenza alcune problematiche che hanno un forte impatto sul benessere della popolazione della provincia di Roma.
In primo luogo, il GPI è risultato inferiore al PIL durante tutto il periodo 2001-2011, con un gap tra i due indici mediamente pari al 25% del PIL, e che aumenta negli anni 2007-2011. Ciò significa che il benessere economico, sociale ed ambientale non viene interamente fotografato dal PIL.
Dal punto di vista economico, è emersa una marcata ineguaglianza nella distribuzione dei redditi, con un indice di Gini superiore alla media regionale e nazionale. Inoltre la crisi economica si è tradotta in una forte riduzione del benessere collettivo, ed in particolare in un aumento della sottoccupazione, che impone la necessità di creare nuovi posti di lavoro nella provincia di Roma. Si notano poi le forti esternalità negative del sistema dei trasporti, come l’elevato costo del pendolarismo e degli incidenti stradali, il costo dell’inquinamento acustico ed atmosferico e la permanenza in atmosfera di anidride carbonica nel lungo termine.
I servizi dal consumo di beni durevoli, l’aumento netto di capitale e il valore del lavoro familiare invece sono i fattori che hanno dato il contributo positivo più importante al benessere. E’ stato inoltre interessante notare che il valore del volontariato, che si basa sulla valorizzazione del capitale sociale e delle reti di solidarietà, è aumentato costantemente, anche durante gli anni della crisi economica, sia in termini monetari che di numerosità dei volontari coinvolti. Il costo delle attività illegali invece è una componente che incide negativamente sul benessere collettivo, ma che richiede una più approfondita attività di rilevazione e di misurazione dei costi economici, anche marcando una distinzione tra i fenomeni della criminalità organizzata e non organizzata. La prima, anche in seguito alle recenti indagini delle Forze dell’Ordine, sembra essere piuttosto diffusa e radicata e si manifesta attraverso una distorsione dei meccanismi di funzionamento dei mercati e una contrazione del benessere collettivo.
Dall’analisi del GPI emerge poi l’opportunità di valorizzare maggiormente gli ambienti naturali, ed in particolare i boschi, le zone umide e i terreni agricoli, attraverso una mappatura dettagliata del territorio della provincia di Roma che consenta di monitorare la variazione degli usi del suolo, il prelievo di risorse esauribili e l’impatto ambientale dell’urbanizzazione.

Nel complesso

Il Genuine Progress Indicator si è rivelato uno strumento molto informativo e allo stesso tempo sintetico e di agile comunicazione. Il GPI manifesta quindi una sua rilevanza non solo al livello nazionale, ma al livello locale e può costituire un supporto all’attuazione di politiche orientate alla sostenibilità economica, sociale ed ambientale nel lungo termine.

Estratto dalla Tesi di Laurea Magistrale in Economia dell’Ambiente e dello Sviluppo di Chiara Gasparoni, supervisione dei Proff. Carlo Zappia e Federico M. Pulselli (Università di Siena).