foto tiziana

Le aree protette assicurano la fornitura di diversi beni e servizi, i così detti “Servizi Ecosistemici (SE)”, essenziali al mantenimento della vita ed allo svolgimento delle attività antropiche. Nel Millennium Ecosystem Assessment (2005), il lavoro più importante svolto dalla comunità internazionale per identificare e valutare i SE, essi vengono definiti come “tutti quei benefici che l’uomo trae, direttamente o indirettamente, dalla natura” e vengono suddivisi 4 categorie:
a) servizi di approvvigionamento, si riferiscono a tutta la biomassa prodotta dall’ecosistema e direttamente consumata e/o utilizzata dall’uomo, come cibo, fibre, legname, ecc..;
b) servizi di regolazione, sostengono il funzionamento degli ecosistemi, regolando importanti processi quali il clima, l’assorbimento di inquinanti, la qualità dell’acqua, ecc..;
c) servizi di supporto, necessari per la fornitura di tutti gli altri SE, come la formazione del suolo, il processo di fotosintesi, il ciclo nutritivo, ecc..;
d) servizi culturali, si riferiscono alla serie di benefici e valori intangibili, spirituali ed intellettuali che l’uomo trae dal contatto con la natura, permettendo di svolgere attività turistico/ricreative, di benessere e cura, di ricevere ispirazioni artistiche, e via dicendo.
Sostituire o ripristinare (ove possibile) uno o più di questi servizi comporta spesso un elevato costo per la società (TEEB, 2008). Per questo è importante tener conto, e non sottovalutare, quest’importantissima fonte di ricchezza.
A tal fine l’approccio dei SE è molto utile, in quanto permette di avere un quadro concreto del patrimonio di risorse – naturali, sociali, culturali ed economiche – che costituiscono lo specifico “stock di capitale” di una determinata area (come, ad esempio, un parco regionale). Infine, la traduzione in termini monetari dei benefici forniti gratuitamente dalla natura all’uomo serve a lanciare un chiaro “segnale” circa la convenienza economica ad investire nella tutela e conservazione di quelle aree, come i parchi naturali, che sono importanti garanti e fornitori di ricchezza.
Il Parco naturale regionale “Costa Otranto-S.M. di Leuca e Bosco di Tricase” è situato in Puglia, in provincia di Lecce. Esso è un Sito di Interesse Comunitario (SIC) individuato ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CEE) e rientrante nella rete Natura 2000. Si sviluppa interamente lungo la fascia costiera adriatica che va da Otranto a S.M. di Leuca e custodisce una ricca varietà d’habitat e di specie, alcune delle quali endemiche, oltre a numerose testimonianze di un’antica presenza dell’uomo su questa terra. Nell’analisi sono stati evidenziati 12 SE finali (ossia direttamente connessi con il benessere delle persone e, per questo, valutabili economicamente), producendo al momento una stima economica per 5 SE: sequestro di CO2; fornitura di foraggio fresco per gli animali al pascolo; offerta d’acqua; e produzione potenziale di olio extra-vergine e di biomassa.
Collezionando più dati, sarebbe possibile valutate altri importanti SE forniti dal parco, come ad esempio l’attrattività turistica esercitata dalle numerose grotte presenti e che ogni anno attirano migliaia di turisti.

Riconoscere ed integrare ai diversi livelli – locale, nazionale ed internazionale – il valore dei SE in ogni processo decisionale risulta, oggi più che mai, un’operazione urgente e necessaria, sopratutto in previsione della perdita di aree naturali, c.ca 750 milioni di ettari – la grandezza dell’Australia –, che si avrà entro il 2050 (TEEB, 2008). Ogni cambiamento negli equilibri degli ecosistemi e nella loro capacità di fornire SE avrà inevitabilmente un forte impatto sul nostro benessere e su quello delle generazioni future. Occorre, dunque, monitorare e bilanciare correttamente domanda ed offerta di SE, in modo da garantire uno sviluppo realmente sostenibile nel lungo periodo.

Estratto da  Tiziana Pedone. Tesi di Laurea Magistrale. Università di Siena.